Diritto dell'informatica

DIRITTO DELL’INFORMATICA

Ho iniziato a masticare l’informatica all’età di 14 anni, al primo anno di superiori, avendo scelto un istituto tecnico per l’informatica. Certo, poi ho scelto di abbandonare la “retta” via, ma ho continuato a masticare l’informatica. Il mio vero punto di svolta, lo ebbi un pomeriggio in cui stavo preparando la mia tesi di laurea e dovevo ricercare dei testi. In un solo pomeriggio sono riuscita a fare quello che non sarei mai riuscita a fare in una vita. Ho consultato tutte le biblioteche di Roma, e vi assicuro che sono centinaia. Ho trovato i miei libri e telefonando appunto alle biblioteche li ho fatti mettere da parte e nel giro di una settimana ero in possesso di tutti i documenti che mi servivano. L’informatica mi aveva reso un compito impossibile possibile, e me lo aveva anche enormemente semplificato. È stato come se mi si aprisse un nuovo mondo e a distanza di anni, ricordo quell’evento sempre con grande piacere.

Ora non voglio dire che sia tutto rose e fiore e che la tecnologia sia uno strumento usato solo per buone azioni, ma questo dipende esclusivamente dagli uomini. Non è l’informatica il diavolo del ventunesimo secolo è l’uomo con l’utilizzo che ne fa a renderlo tale. Se si pensa a Fermi e alla bomba atomica, il nostro straordinario scienziato non ha certo sacrificato la sua intera esistenza perché i suoi studi sul nucleare fossero finalizzati a che gli americani gettassero la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Lui credeva che le sue ricerche e le sue scoperte aiutassero l’uomo, non ne avrebbe mai auspicato un uso così nefasto.

Considerate la vostra semenza: fatti non foste per viver come brutti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXVI 118-120.